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La Compagnia Operaj Guardie a Fuoco
della Città di Torino
(1° parte)
Quello
che potrebbe definirsi il punto di partenza della storia
dei pompieri di Torino, ebbe origine il 22 ottobre del 1824 con
l'istituzione da parte del re Carlo Felice con le sue Regie Patenti,
della Compagnia Guardie a Fuoco per la Città di Torino.
Inizialmente
l’organico era composto da 43 uomini: uno Capitano, uno Tenente, due
Sergenti, otto Caporali, uno Trombetta e 30 Operai guardie.
Due anni dopo
venne aumentato di sei unità più un Capitano Comandante e un
Luogotenente. I componenti la compagnia erano prevalentemente
artigiani e operai impiegati nelle diverse officine della città.
Essi avevano l’obbligo di esercitarsi con le varie attrezzature
tutte le domeniche mattina.
Furono istituite
due stazioni di guardia, una al Palazzo di Città dove giacevano le
pompe di proprietà del comune; l’altra presso il Palazzo Reale per
quelle di proprietà del re.
A tutti i
componenti la compagnia e soprattutto agli operai, veniva caldamente
raccomandata una: Esatta obbedienza ed un rigoroso rispetto a’
suoi superiori. Esso terrà sempre una condotta lodevole, compiendo
esattamente, ai doveri di Religione, ed evitando le sregolatezze di
vivere e sopra tutto l’ubriachezza, attenderà assiduamente alla di
lui arte, e sarà sempre in buona armonia coi suoi compagni di
servizio.
Tutte
le trasgressioni venivano duramente punite e, per i casi più gravi,
era possibile anche l’allontanamento dalla Compagnia. Non mancavano
le pene corporali eseguite in una “sala di correzione” dove il
colpevole poteva essere rinchiuso senza “altro cibo, che pane e
acqua”.
Il primo modello
organizzativo però non garantiva una certa tempestività del
soccorso, perché, ricevuta la segnalazione di soccorso, il pompiere
piantone del Palazzo Civico, la prima sede dei pompieri,
doveva avvertire il trombettiere, il quale a sua volta doveva
recarsi presso le abitazioni e i vari posti di lavoro, per chiamare
a raccolta gli uomini.
Giunti
finalmente in caserma, dopo aver indossato la divisa, potevano
prendere la pompa e portarsi sul luogo dell’incendio.
I tempi di
organizzazione e di uscita della squadra, come è facile evincere
erano lunghi, che si ripercuotevano di conseguenza sull’incendio che
assumeva rapidamente dimensioni a volte drammatiche. Succedeva
quindi che i tempi di percorrenza dalla sede al luogo del sinistro
fossero lunghi, e che la popolazione non sempre accogliesse con
riconoscenza l’arrivo dei pompieri. Questi giungevano sul luogo
dell’incendio stanchi e trafelati a causa del faticoso trasporto
delle trombe da incendio, in quanto all’epoca il traino era ancora
affidato alla sola forza fisica degli uomini.
Nel 1862, dopo il
gravissimo incendio della Casa Tarino di via Po 18, ora 39,
che causò la morte di ben 17 persone tra i soccorsi e i
soccorritori, il Consiglio Comunale adottò dei provvedimenti
migliorativi, istituendo cinque stazioni di guardia, collegate
telegraficamente con la Stazione Centrale di Palazzo Civico, e
portando l’organico a 101 unità.
Le nuove sezioni
erano: 1° Sezione Centrale (Palazzo di Città), 2° Sezione (via
Bellini), 3° Sezione Moncenisio (via Cibrario), 4° Sezione Po (via
Matteo Pescatori), 5° Sezione Borgo Nuovo (via S. Francesco da
Paola), 6° Sezione San Salvario (via Thesauro).
Questi
provvedimenti, seppur importanti, non crearono ancora un servizio
sufficientemente in grado di affrontare nel migliore dei modo le
situazioni più impegnative. Le poco efficaci pompe a mano non
permettevano un’adeguata risposta poiché il loro trasporto era
ancora affidato alla forza fisica degli uomini che, giunti stanchi e
trafelati, si trovavano nell’impossibilità di agire prontamente.
Sempre nell’ambito
di questi provvedimenti si installarono delle bocche d’acqua per il
rifornimento idrico. Distribuite nelle principali vie e piazze
divennero circa 700 nel 1899.
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