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Archivio Storico | Storia Vigili del Fuoco Torino



L’ORGANIZZAZIONE DEL 1786:

IL CORPO DI TRUPPA SENZ’ARMI

 

 

Una decisiva svolta ai frammentati provvedimenti sinora adottati per la difesa dal fuoco, si concretizzò il 20 aprile 1786, quando il Re Vittorio Amedeo con un Regio Regolamento, stabilì le modalità di intervento e il comportamento degli uomini e delle pompe destinate all’opera di estinzione, nonché l’individuazione del personale, tra gli artiglieri del Corpo di Guardia alle quattro porte della città di Torino, e le norme del loro allertamento ad incendio avvenuto.

Questi venivano allertati dalle campane delle chiese più vicine al luogo della sciagura, che battendo a martello, avrebbero segnalato il fuoco. Il segnale veniva ricevuto dai tamburini dei Corpi di Guardia che suonavano il Rapel o la Generala, a seconda la gravità dell’incendio.

Dalla Porta Po, dalla Porta Nuova, dalla Porta Palatina e dalla Porta Susina, e nei casi gravi anche dal Palazzo di Città, accorrevano con le loro pompe circa 150 uomini. Altri 150 soldati armati controllavano l’ordine pubblico, le suppellettili e le masserizie che venivano accumulate in strada nell’intento di sottrarre alle fiamme più combustibile possibile. 

Con le pompe faticosamente alimentate dai secchi colmi d’acqua, intere squadre di soldati isolavano l’incendio tagliando travi, tetti e sgomberando le case. La tragicità degli eventi obbligava gli uomini, anche a causa della inadeguatezza dei mezzi, ad un massacrante lavoro che sovente si protraeva per giorni interi. Si spiega così l’alto numero di militari ed artigiani partecipanti, oltre all’immancabile quanto indispensabile apporto dato dai numerosi volontari che offrivano la loro opera soprattutto per il trasporto dell’acqua.

Avvertiti dalle campane della chiesa di Santo Spirito, accorreva anche la Compagnia dei Brentatori, nonché muratori, carpentieri e falegnami, secondo un programma che periodicamente veniva aggiornato.

Le pompe idrauliche di Ctesibio, di Hautsch, Newsham, Chatel ed altri, ricordano sempre lo sforzo dell'uomo per uscire vittorioso nella lotta contro le forze della natura, a volte impari, ma che sempre andavano in qualche modo ricondotte alla normalità.

Queste pompe arrivarono nella realtà torinese come innovazione assoluta già dal XVII secolo, portate probabilmente dalla Germania o da Vienna e subito modificate, secondo criteri di maggiore efficienza e capacità di rendimento, da David Chatel nel 1740 circa, divenuto poi il primo Direttore delle pompe della città di Torino.

Questa era dunque la situazione di Torino nel 1786. La sua popolazione contava nello stesso anno 74.527 abitanti. Il suo territorio, sia urbano che extraurbano, poteva contare in caso di pericolo su ben sei pompe opportunamente dislocate nei punti nevralgici della città e, fatto assolutamente importante, è che sin dal suddetto anno si parla di un servizio ippotrainato delle pompe.

 

 

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