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LA LOTTA AL
FUOCO DAL SECOLO XV
Si decise oggi
che ciascuna decina di uomini della città di Torino sia tenuta a
fare dei secchi in cuoio e scale sovrapponibili per assicurarsi del
fuoco degli incendi se accadesse ciò che si verifichi.
Questo è quanto
deliberò il comune di Torino nel lontano 27 luglio 1442 quando,
dando l'incarico ad alcuni artigiani della città di costruire delle
attrezzature utili all'estinzione degli incendi, intese creare un
organismo per la difesa civile della popolazione.
L'importanza del
provvedimento comunale permette, in questo settore, di avvicinare
Torino, all’epoca modesto paese di 4200 anime, alle grandi città
italiane, note per il loro elevato grado di civiltà e per
l'efficienza della loro struttura comunale.
E fu gioco forza
per Torino dotarsi di una struttura antincendio, nel tentativo di
porre freno alla piaga che frequentemente affliggeva tutte le città
del medioevo: il fuoco; elemento ricorrente che ha sempre avuto
nelle antiche società il tragico ruolo di modificatore degli assetti
urbani, nonché apportatore di lutti troppo frequentemente tragici.
L’urgenza di
limitare i danni prodotti non solo dal caso ma anche dalla
distrazione e dalla insipienza degli uomini, spinse il comune a
ricercare continuamente delle forme di protezione dal pericoloso
incendio.
Tra
le arti chiamate dal governo cittadino a concorrere all'estinzione
degli incendi, figurava anche quella dei brentatori; questi,
nelle loro mansioni ordinarie, trasportavano il vino dai carri-botte
alle botti degli osti con dei recipienti chiamati brente; da
queste trae origine la denominazione di brentatori. Con i recipienti
calzati a spalla questi, nei momenti di emergenza, trasportavano
l’acqua dopo averla prelevata dai pozzi e dalle bealere. Per
accorrere più prontamente in caso di bisogno, essi abitavano tutti
nei dintorni della chiesa di Santo Spirito, tuttora esistente in via
Cappel Verde nel cuore della Torino antica, a due passi dal Duomo.
Le sue campane, battendo a martello, avevano il compito di
allertarli per l’incombente pericolo.
Ma la semplicità e
la rudezza dei mezzi utilizzati da questi archetipi “pompieri”, non
forniva loro grosse possibilità di successo contro il non sempre
amico fuoco.
Alle
brente utilizzate dai brentatori per il trasporto dell'acqua sul
luogo dell'incendio, bisognerà attendere la prima metà del
Settecento perché si sostituissero delle macchine in grado di
fronteggiare meglio e con un margine di successo l'incendio: le
pompe a mano. Queste diedero luogo ad un primo vero mutamento
delle tecniche di estinzione permettendo così di ottenere i primi
veri successi contro il fuoco.
Le nuove scoperte
tecnologiche, avutesi tra la fine del Seicento e nel corso del
Settecento, avevano creato condizioni favorevoli anche per ciò che
concerne la lotta al fuoco. Questi nuovi impulsi hanno fatto sì che
venissero approntate o quantomeno sostanzialmente modificate quelle
macchine inizialmente chiamate spruzzatoj, poi meglio
conosciute come trombe idrauliche.
Queste
innovazioni tecnologiche non trovarono Torino indifferente, né tanto
meno impreparata; il suo interesse per ciò che concerneva la lotta
agli incendi, era strettamente correlato allo sviluppo delle
attrezzature pompieristiche. Diventata capitale del Ducato Sabaudo,
gli amministratori pubblici avevano la necessità di preservare dal
fuoco tutte quelle strutture civili e militari che facevano di
Torino, in quegli anni in forte espansione, il centro del potere.
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