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Archivio Storico | Storia Vigili del Fuoco Torino



LA STRUTTURA URBANA MEDIEVALE

E I SUOI RISCHI D’INCENDIO

 

 

L’Italia del secolo XII, dopo gli anni bui del 1000, vide rinascere la città che divenne nuovamente il centro principale delle attività umane.

La sua riscoperta si ebbe anche per il bisogno collettivo di sicurezza, perché la vita in campagna e nei piccoli centri diveniva sempre più insicura a causa dei continui attacchi portati dai Barbari, Saraceni e Vichinghi, che per decenni saccheggiarono e distrussero le abitazioni isolate, seminando terrore e morte tra gli abitanti indifesi.

Queste insidie determinarono quindi la riscoperta di un antico mezzo di difesa urbana: le mura di cinta, che garantirono, con la sorveglianza delle guardie armate, la sicurezza alla vita.

Altri fattori di richiamo furono la vita dinamica e la facilità degli scambi economici.

Ma la città medievale aveva strade strette, tortuose e spesso non selciate ed ingombre di sporcizia. Le case, senza servizi, erano malsane ed in gran parte fatte di legno ed altri materiali facilmente incendiabili. Pertanto l’incendio costituiva a tutto il secolo XV una costante e grave minaccia che incombeva sull’incolumità dei centri abitati, sia per l’addossamento delle case tra loro, che per l’impiego di quei materiali di cui si è appena parlato.

Anche l’assenza di una minima normativa edile, che lasciava ampio spazio all’iniziativa dei singoli cittadini, era cagione di frequenti incendi. Era, infatti, un costume comune edificare o depositare ogni genere di cose sugli spazi pubblici, al punto di prevaricare spesso sulle libertà dei singoli. Non mancavano a tal proposito le disposizioni comunali, purtroppo non sempre osservate, per limitare il fenomeno.

Con l’emanazione di alcune disposizioni contenute negli Statuti comunali del 1360, il comune di Torino vietò la costruzione di portici in legno e paglia lungo la “strada pubblica”, oggi via Garibaldi. Ed è proprio questo provvedimento che potrebbe essere visto come una prima forma di prevenzione agli incendi.

La situazione quindi, perlomeno negli intenti cominciava un po’ ovunque ad evolvere; la nuova volontà degli amministratori comunali traspare anche da altre ordinanze emesse, che obbligavano chiunque a sostituire la paglia dei tetti con le tegole. Nel 1431 sempre il comune di Torino, preoccupato dalla inosservanza delle norme emesse, si affidò ad un banditore, figura difficilmente ignorabile, quasi a voler ricordare ai cittadini riottosi che non potevano più fingere di non conoscere l’esistenza di queste “nuove” disposizioni. I banditori circolando per le strade della città accompagnati dal rullare dei tamburi, rendevano noto che entro tre anni gli inadempienti avrebbero dovuto regolarizzare la loro posizione in merito.

Altri provvedimenti presi, sempre nell’ambito della lotta agli incendi, furono quelli di porre delle vedette sulle torri e sui campanili delle chiese e di istituire nel contempo, dei servizi di pattugliamento notturno eseguiti da soldati con specifici compiti di sorveglianza e di perlustrazione. Nel 1333 il comune di Torino ne pose alcune sul campanile della chiesa di Sant’Andrea (il campanile esiste tuttora di fianco il Santuario della Consolata), altre ancora sul campanile di Santa Maria di Stura, nei pressi dell’omonimo ospedale, poco distante dalla città. Risiedendo stabilmente sulle torri, i custodi avevano il compito di sorvegliare continuamente, sia di giorno sia di notte, il territorio cittadino e quello contiguo ad esso.

In caso di incendio, non mancavano le azioni repressive volte a punire coloro i quali li provocavano con dolo, delitto considerato gravissimo al pari degli omicidi e dei tradimenti. La gravità del gesto compiuto determinava naturalmente la pena comminata ai trasgressori delle disposizioni. L’incendiario poteva essere addirittura mandato al rogo se colto in flagranza di reato.

Un ulteriore aggravamento della pericolosità delle città medievali, era dato dall’inadeguatezza e nei peggiori casi dall’assenza nelle città di adeguate strutture idriche, non solo per bisogni di igiene ma anche per gli usi antincendi. Pertanto l’unico rimedio all’insorgere delle fiamme era dato dal trasporto manuale dell’acqua con i secchi, tramite il passaggio degli stessi con le lunghe catene umane articolate dai pozzi sin sul luogo del sinistro.

La situazione in generale migliorò sensibilmente a partire dal secolo XIV, quando un po’ ovunque si incominciò a costruire canali ed acquedotti.

 

 
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