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OBIETTIVO SOCCORSO
I
Vigili del Fuoco attraverso la fotografia
di Stefano Rogliatti e Michele Sforza

"Stefano Rogliatti
ha documentato, con una sequenza di fotografie di grande efficacia,
l’attività dei Vigili del Fuoco di Torino. Sono fotografie che
riescono a essere insieme belle e terribili. Osservandole una per
una non si può fare a meno di meditare su quante volte nella storia
della nostra città il fuoco ha lasciato la sua terribile impronta e
su come sia fragile la nostra presunzione di vivere lontano dai
disastri.
In una fotografia
scattata al tramonto gli ultimi raggi del sole disegnano il profilo
di un vigile che, in un quadro apocalittico, si avvia verso lo
scheletro di un camion che sta finendo di bruciare mentre per l’aria
volteggiano brandelli di cenere e l’asfalto bagnato dall’acqua usata
per spegnere l’incendio fa da specchio e raddoppia la desolazione.
Sempre in queste fotografie i Vigili sembrano altrettanti minuscoli
Davide in lotta contro un Golia mostruoso. In una si vede un vigile
che, solo, in mezzo alla strada, dirige il getto dell’acqua contro
un edificio a un piano, forse una fabbrica, mentre una spaventosa
vampa di fuoco alita da un finestrone e sembra che lo lambisca e si
prepari a inghiottirlo. In un’altra i vigili sono in due appaiati a
reggere il tubo e a dirigere il getto; nel buio del cielo e del
suolo fanno spicco le strisce fosforescenti della casacca e
dell’elmetto e la colonna gonfia di fuoco e fumo, grassa, spessa,
densa che esce da una finestra e s’innalza verso il cielo.
Eccone altri due
sul tetto di una vecchia casa che deve essere del centro storico
perché sullo sfondo si intravedono il campanile del Duomo e la
cappella della Sindone; immersi nel fumo, con la visiera in plexigas
alzata, stanno rimuovendo le tegole per potersi calare dall’alto
nella soffitta che ha preso fuoco.
Vien da pensare
che ogni volta che intervengono, i Vigili del Fuoco si trovano in
una situazione nuova, tanto o poco diversa dalle precedenti e devono
inventare lì per lì e con urgenza soluzioni a problemi che si
presentano per la prima volta, almeno in quella particolare forma.
Devono accroccare
argani, armare pareti che franano, trovare il modo di sollevare
travi senza far crollare muri, e farlo in fretta, prima che le
vittime rimaste sepolte muoiano. Le fotografie di Rogliatti rendono
bene l’ordinata e consapevole concitazione con la quale operano i
Vigili del Fuoco.
In una di queste
immagini stanno armeggiando in tre sotto il muso di un enorme camion
sotto il quale si presume sia finito qualche sfortunato pedone.
L’istantanea che
provoca più angoscia racconta il salvataggio di un operaio sepolto
in una buca da una frana di terra. Un conto è leggere il resoconto
del fatto, un conto è vedere quest’uomo completamente sepolto che
emerge col solo volto grigio di terra e di spavento e sul quale
hanno applicato il boccaglio dell’ossigeno. Un vigile con la pala
inizia delicatamente a scavare e un altro con la faccia stravolta
dallo sforzo regge un asse di legno piantato verticalmente alle
spalle dell’infortunato. Per nostra tranquillità, vediamo in una
successiva istantanea che l’uomo viene estratto imbragato e già con
una flebo nel braccio.
A proposito di
salvataggi, c’è un’immagine che ricorda, non so con quanta
consapevolezza, il Cristo morto del Mantegna, visto con i piedi in
primo piano. Qui il corpo del ferito circondato dalle casacche rosse
dei pompieri è avvolto in un foglio che sembra carta stagnola
dorata, con un effetto di totale straniamento.
Non sorridono mai
questi vigili, tranne in un caso, quando in quattro si palleggiano
una bambina di pochi anni che un loro collega ha appena calato da un
mezzo di soccorso.
Deve essere
fortissimo lo spirito di corpo fra questa gente abituata a lavorare
in condizioni estreme; lo documenta una fra le immagini più belle,
dove si vedono due vigili di fianco a una locomotiva, simili a due
astronauti con le bombole sulle spalle che sostano prima di
affrontare l’inferno e uno aiuta l’altro a indossare la maschera.
I Vigili del Fuoco
sono dappertutto: sono appesi al verricello di un elicottero, sono
lungo l’autostrada a districare auto entrate una dentro l’altra,
lungo i torrenti, nelle strade piene d’acqua dei giorni
dell’alluvione e, con uno scafandro da palombaro, mentre ispezionano
depositi di rifiuti tossici.
In una sola
immagine non sono presenti e si tratta di una fotografia che io
vorrei incollare al mio cruscotto. Si vede un’auto attraversata da
cima a fondo dallo spuntone di un guard rail. Il pensiero di cosa ne
è stato di quello che sedeva al volante, mi farebbe andare sempre ai
quaranta all’ora.
Questa sequenza di
immagini ha anche il merito di far riflettere su un Corpo che non fa
notizia. Per noi i pompieri sono un fatto naturale, come la pioggia
o il vento. Ci sono e basta. Fanno il loro dovere, cosa vogliono di
più? Sono dei perfetti antieroi: in realtà sono gli unici eroi di
cui sentiamo il bisogno".
di Bruno Gambarotta
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